Omicidio di Grumello

Uccise a martellate l'imprenditore Anselmo Campa, El Makkaoui chiede la giustizia riparativa

Gli avvocati nel caso domanderanno la sospensione del processo d'Appello per verificare gli esiti del percorso di riabilitazione

Uccise a martellate l'imprenditore Anselmo Campa, El Makkaoui chiede la giustizia riparativa
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I legali di Hamadi El Makkaoui, il 24enne condannato in primo grado per l'omicidio di Anselmo Campa, il 19 aprile 2022, nel suo appartamento di via Nembrini a Grumello del Monte, hanno chiesto di poter ricorrere alla giustizia riparativa.

L'opzione, fornita dalla riforma Cartabia, permette all'imputato di intraprendere un percorso di riconciliazione con i famigliari della vittima, nel caso questi si rendano disponibili. Una possibilità che, per il momento, a quanto pare non intendono dare al giovane, che ha ucciso a martellate il padre dell'ex fidanzata.

Un'opzione non scontata

Della questione, come riportato oggi (giovedì 22 febbraio) dal Corriere Bergamo, si discuterà domani all'udienza d'Appello (gli avvocati Robert Ranieli e Giorgio Conti hanno fatto ricorso contro la condanna a 23 anni). I difensori hanno convocato le parti civili ed individuato il centro del Comune di Milano per eventualmente avviare la giustizia riparativa, con l'intento di chiedere ai giudici di sospendere il processo per capirne gli esiti.

Pare tuttavia che, al momento, i famigliari dell'imprenditore 56enne stiano ancora valutando questa proposta, senza contare che la madre di Campa, tramite il suo avvocato, ha fatto sapere che al momento questa possibilità non è percorribile. Bisognerà capire cosa vorrà fare Federica Campa, la figlia della vittima ed ex ragazza del condannato, che pure aveva detto dopo la sentenza che giustizia era stata fatta, ma comunque non avrebbe riavuto indietro il padre. Devono ancora inoltre decidere l'altra figlia, quella piccola, dell'imprenditore assassinato e anche la sorella (la zia delle due ragazze).

Si punta a riduzione della pena

Gli avvocati di El Makkaoui puntano a una eventuale riduzione della pena in Appello, facendo cadere l'aggravante dei futili motivi, ovvero il litigio dopo il rifiuto di dare cinquecento euro al giovane, che sosteneva di aver versato settemila euro per una macchina che Campa gli aveva prestato e poi fatto restituire. Insistono infatti sulla doppia patologia del loro assistito, la tossicodipendenza e la ludopatia, un'ipotesi non riconosciuta dai giudizi nella sentenza.

Secondo la Difesa, la violenza sarebbe partita dopo un'esperienza di abbandono ed emarginazione subita dal giovane, dopo che il 56enne gli aveva negato i soldi, un dolo d'impeto provocato anche dal suo vissuto fatto appunto di abbandoni, difficoltà di apprendimento e il dover subire atti di bullismo. A processo, aveva chiesto scusa per il suo crimine, sostenendo che la vittima lo aveva trattato come un figlio.

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