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La racconta Dagospia

Vinitaly, il lato negativo

Vinitaly, il lato negativo
Cronaca 26 Marzo 2015 ore 12:31

Si è conclusa il 25 marzo la 49esima edizione di Vinitaly, una delle più importanti fiere internazionali di settore. I numeri parlano chiaro del resto: se l’anno scorso (come vi abbiamo raccontato QUI) è stata un’edizione da record, quest’anno l’evento s’è confermato tra i più amati e apprezzati con i visitatori che hanno toccato quota 150mila (circa 5mila meno dell’anno passato) e oltre 2.600 giornalisti provenienti da 46 nazioni. In totale sono stati 140 i Paesi presenti con operatori professionali, 20 in più del 2014. Insomma, un successo. Ma era prevedibile, Verona aspetta tutto l’anno quest’importante evento. C’è, però, anche l’altro lato della medaglia.

La città di Romeo e Giulietta, infatti, davanti alla pioggia di soldi che arrivano dai litri di vino esposti in fiera, è “costretta” ad accettare quanto di negativo portano con sé. E non sono cose da poco, visto che il denaro che muove Vinitaly ha pochi paragoni a Verona e tutti son pronti a guadagnarci su qualcosina, anche a scapito di un’organizzazione che d’eccellente ha poco, almeno a sentire chi anche quest’anno, a Vinitaly, c’è stato, come la giornalista di Dagospia Lady Coratella. La quale, in un interessante articolo, ha voluto sottolineare tutti i lati negativi che l’evento porta con sé, andando controcorrente rispetto alla massa dei media che si perdono spesso in sperticati elogi per l’evento principe di uno dei pochi settori dell’economia italiana che ancora oggi vanno alla grande.

 

 

Una città non preparata. Per quanto sia una manifestazione importante e porti a Verona persone da tutto il mondo, non tutta Verona accoglie con il sorriso Vinitaly. Per giorni, infatti, sotto l’Arena tutto si ferma. Da tempo un folto gruppo di cittadini si lamenta per l’organizzazione dell’evento e chiede che la fiera sia spostata altrove, rendendola magari itinerante. L'amministrazione di Verona, però, non ci pensa proprio a perdere questa piccola miniera d’oro, e anzi, rilancia: quest’anno, infatti, i rituali 3 giorni di Vinitaly son diventati 4 attraverso le cosiddette manifestazioni out-of, ovvero presenti in città all’esterno del polo fieristico, come è accaduto con Opera Wine. La rivista americana Wine Spectator, infatti, ha selezionato alcuni dei diversi espositori presenti a Vinitaly affinché si presentassero alla città con 24 ore di anticipo rispetto all’inaugurazione della fiera, allungando di fatto di un giorno la manifestazione. Cosa assai gradita al Comune di Verona e ai commercianti, che hanno visto così incrementare ulteriormente il bilancio della settimana più ricca dell'anno. Il problema di fondo, però, è che si ha sempre l’impressione che la città stessa, in realtà, non sia preparata alla fiumana di gente che accorre sotto l’Arena con Vinitaly.

Le code di attesa per un taxi, ad esempio, sono chilometriche, anche perché il parco auto a disposizione della città veneta non è certamente paragonabile a quello newyorkese, ma gli operatori professionali che vengono a Vinitaly vorrebbero fosse tale. Allo stesso modo gli alberghi vengono presi d’assalto e in più di un’occasione si rivelano non proprio pronti all’accoglienza di un pubblico internazionale. In ultimo ci sono i ristoranti: molti, i più rinomati, hanno già tutte le sere prenotate da settimane, se non da mesi. Il doppio turno è diventato routine durante Vinitaly, con una prima tranche di clienti serviti dalle 19.15 alle 21.15, e la seconda dalle 21.30 a chiusura. Peccato che la fiera chiuda alle 18.30 e con la coda per prendere un taxi difficilmente si riesce ad essere al tavolo prima delle 20. Ma non osate lamentarvi se vi cacciano alle 21.15 spaccate: il doppio turno al servizio è oramai tradizione nei ristoranti veronesi durante Vinitaly.

 

 

È sempre un’ottima annata. Ma tralasciando la cornice di Vinitaly e concentrandoci invece sulla sua essenza, non mancano, anche qua, alcuni appunti. A partire dal prezzo del biglietto: 60 euro a persona. Una cifra decisamente elevata per la manifestazione se consideriamo che, ad esempio, i biglietti per Milano Expo 2015 costano di media 30 euro. E di certo è un evento più unico e raro di Vinitaly. Ma del resto si sa, l’eccellenza si paga. E va detto che di eccellenza ce n’è molta. Peccato che non manchino mai i produttori che Dagospia definisce «farfalloni», cioè quelli che pur di vendere il proprio prodotto sarebbero pronti a mentire in Tribunale. Girando per gli stand una frase ricorrente è che «anche questa è stata un’ottima annata». La domanda sorge spontanea: esiste mai, a Vinitaly, una pessima annata? Perché in realtà il 2014, per il vino, non è stato certamente l’anno migliore.

Ve l’avevamo raccontato anche noi, evidenziando che se già le previsioni della vendemmia non erano buone, il risultato finale è stato ancora peggio: la produzione di vino in Italia, nel 2014, è notevolmente calata. Complessivamente, la quantità si è fermata intorno ai 40 milioni di ettolitri di vino, vale a dire il 4% in meno rispetto alle prime previsioni e meno 17% rispetto ai 48,2 milioni di ettolitri del 2013. I più sinceri ammettono che la produzione è stata scarsa, ma la qualità… quella no. Anzi, la qualità è buonissima. Diamogli fiducia, ma Lady Coratella, nel suo articolo, sottolinea che «se la stagione, come ricorderete, ha prodotto frutta scadente lo scorso anno, non si capisce come l'uva possa essere uscita buona». In realtà le vere note positive arrivano dai numeri del mercato, che vedono la produzione vitivinicola nostrana volare a livelli mai toccati in precedenza, soprattutto in settori dove la qualità è indiscutibile, come quello del Prosecco. Accontentiamoci, la prossima sarà un’ottima annata (come sempre).

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