La dura critica di Roberta Villa

«Zangrillo? Le balle scientifiche scagionano chi deve garantire ancora oggi sorveglianza»

La giornalista scientifica bergamasca attacca le parole del primario del San Raffaele («Il virus, clinicamente, non esiste più»), evidenziando i conflitti d'interesse con la politica del medico e sottolineando i punti deboli della sua tesi

«Zangrillo? Le balle scientifiche scagionano chi deve garantire ancora oggi sorveglianza»
05 Giugno 2020 ore 11:33

Ha fatto e continuare a fare molto discutere l’affermazione del primario del San Raffaele Alberto Zangrillo rilasciata domenica 31 maggio su Rai 3: «Il virus, clinicamente, non esiste più». Una frase forte, ulteriormente ribadita nei giorni scorsi in altre ospitate dal professore, e che ha diviso non solo l’opinione pubblica, ma anche il mondo degli esperti medici. Alcuni, sebbene con molta più cautela, si erano già esposti in quella direzione (come Giuseppe Remuzzi e il dott. Marco Rizzi del Papa Giovanni); altri, invece, hanno sottolineato la pericolosità di quelle parole.

Della seconda schiera fa parte anche la giornalista bergamasca scientifica, nonché laureata in Medicina, Roberta Villa, seguitissima sui social soprattutto in questo periodo, nel quale prova a fare un po’ di chiarezza. Su Facebook ha pubblicato un lungo post nel quale, senza andarci troppo per il sottile, spiega il motivo per cui Zangrillo abbia fatto un’uscita sbagliata, nei tempi e nei modi.

Riportiamo di seguito il pensiero di Roberta Villa:

«Ho criticato aspramente Zangrillo, e non rinnego nemmeno una parola di quel che ho detto qui e su Instagram. Cercherò però per un attimo di lasciare da parte gli evidenti conflitti di interesse di chi era responsabile sanità di Forza Italia e consulente personale di Gallera, l’assessore alla Sanità che una certa quota di responsabilità per quel che è accaduto in Lombardia l’avrà pure. Non ci si può più nascondere il peso delle questioni politiche in tutto questo, dalla lotta interna alla Lega alla debolezza di un governo che deve resistere a tutti i costi. Non si può più negare l’impatto di tutto questo sulla gestione sanitaria della crisi, e ignorare questi aspetti non aiuta a leggere quel che accade. Lasciamoli perdere per un attimo, però, e atteniamoci ai fatti, perché a me del tifo per l’uno o per l’altro non interessa niente.

Di volta in volta ho sottolineato che cosa pensavo dell’uno o dell’altro senza schierarmi con nessuno. Ho criticato aspramente il Comitato tecnico scientifico molte volte, non ultimo per come sono stati totalmente ignorati i bambini, i giovani e le scuole, non ho mai risparmiato critiche a Ricciardi, per non parlare di Burioni. Sono stata io aspramente criticata per non aver voluto considerare i dati di Crisanti finché erano riferiti a voce ai giornali e non consultabili nemmeno in preprint, per cui non cambierò approccio per Clementi o Silvestri, tanto più se riportano come “verità” le loro conclusioni su correlazioni spurie.

Nessuno può tirarmi per la giacchetta su questioni personali. Sbaglierò, e di certo sbaglio mille volte nelle mie valutazioni, ma lo faccio con la mia testa. Alla mia età questo l’ho imparato. Nessuno può farmi dire quel che non penso o farmi schierare per una causa che non condivido. Nessuno. Mi sono spesso presa dell’antivax per questo, sono stata stigmatizzata e ancora oggi sono oggetto di post e scherni da certi proscienzah. Non me ne può fregare di meno. Non guadagno nulla, nemmeno un euro, dallo stare da una parte o dall’altra. Ho deciso di attenermi ai dati epidemiologici e scientifici e a questi mi attengo. Stop.

Non mi arruolate nella squadra dei “catastrofisti” solo perché non voglio schierarmi con gli “ottimisti”. Io sto con i “datisti”, cerco di attenermi ai fatti. Questo gioco a squadre, per cui se non la pensi come me sei contro di me e ti espongo ai miei attacchi e a quelli dei miei fan l’abbiamo già visto. Ne sto convintamente fuori. Ho superato il “fuoco amico” quando si parlava di obbligo vaccinale, non mi fa paura oggi.

Zangrillo ha ripetuto due volte dalla Annunziata che “dal punto di vista clinico il virus non esiste più”, sottolineando la sua affermazione con frasi tipo “io dico la verità”, “vi ripeto la verità”, “è certificato da Clementi e Silvestri”. Quale sarebbe questa “verità”? Certo che la carica virale cala, certo che i casi gravi calano, ed è esattamente questo l’obiettivo che ci proponevamo. E allora?

La situazione sta migliorando di giorno in giorno, e ne siamo tutti felici. Ma questo non c’entra niente con le bugie (o se volete, l’errore involontario) di Zangrillo. Al primo giugno in Italia c’erano circa 6.500 pazienti ricoverati in ospedale per covid, di cui oltre 400 in terapia intensiva. Non ce li ha al San Raffaele? Buon per lui. Sarebbe come dire che siccome non conosco nessuno che è morto di morbillo non è vero che il morbillo può essere pericoloso. I “casi attivi” sul territorio italiano (bollettino del 1 giugno) sono 41.367. Non è questione di un avverbio. Non puoi dire nemmeno “clinicamente” che il virus non c’è più, anche se ignori totalmente la responsabilità sociale di quel che dici. Tra queste decine di migliaia di persone non solo ce ne sono un centinaio che muoiono ogni giorno. Come puoi dire “dal punto di vista clinico” che nessuno di questi (e delle altre decine di migliaia che non sanno di essere contagiosi, perché mai tamponati) possa dare origine a un nuovo evento di superspread?

Infine, un ultimo dato. Si continua a sbeffeggiare il worst case scenario di 150.000 morti, che sembravano un’enormità “catastrofista”. Con il lockdown che c’è stato, che avrà almeno un filo contribuito a ridurre i contagi e la tracimazione dell’emergenza da nord verso sud, ne abbiamo avuti a oggi, accertati tra i tamponati 33.475, di cui circa la metà in Lombardia. Sappiamo che in realtà, soprattutto in Lombardia, sono stati molti di più. Come si può pensare che se fosse arrivato in regioni dove non ci sono gli ospedali e le terapie intensive del nord non potessero essere almeno 4-5 volte di più, con tutto il sole mediterraneo che vuoi? Alla luce dei dati quella previsione era tutt’altro che catastrofista, forse addirittura al ribasso.

Detto questo, non siamo matematicamente certi che ci sarà una seconda ondata. La mia OPINIONE, ripeto, opinione che mi sono fatta sulla base dei dati obiettivi, è che difficilmente, se ci sarà, avrà le stesse caratteristiche di quella passata, proprio perché siamo più preparati. Credo che molte misure in atto oggi siano ingiustificate (tipo le mascherine per passeggiare in aperta campagna, visitare il bioparco di Roma o raggiungere l’ombrellone), credo che sia gravissimo continuare a insistere sulle misure che gravano sui cittadini invece di potenziare la sorveglianza, dove vedo gravi criticità, soprattutto in Lombardia. È questo che mi preoccupa dell’autunno, una capacità inadeguata di cogliere al volo i primi focolai, che invece dovrebbe essere, a mio parere, l’obiettivo numero uno, soprattutto alla luce della crescente evidenza che l’epidemia è alimentata da singoli superspreader più che da migliaia di asintomatici tutti ugualmente contagiosi, come si è voluto far credere.

Quel che mi fa imbestialire è che per difendere istanze più che legittime, giuste direi, uomini di medicina e di scienza vogliano far passare come evidenze scientifiche le loro speranze o i loro preconcetti (vedi anche alla voce “virus diventato buono”). È giusto dire che bisogna superare il lockdown perché i suoi danni, anche in termine di salute, possono essere maggiori dei benefici, in un contesto in cui la maggior parte delle regioni ha pochissimi o zero casi? Credo di sì. È giusto dire che i cittadini, dopo quello che hanno passato, hanno diritto a vivere un’estate il più possibile “normale”; senza prescrizioni inutili, dettate da un eccesso di prudenza poco motivato? Credo di sì. È giusto partire dal presupposto che soprattutto i giovani e i bambini hanno questo diritto più degli altri, e che soprattutto debbano essere garantiti loro i servizi educativi, non meno importanti delle attività produttive? Credo di sì.

Tutto questo si può affermare senza bisogno di dire balle, perché le balle, o meglio, le affermazioni scientificamente non dimostrate, scagionano le persone che invece hanno ancora oggi la responsabilità di garantire quella sorveglianza che è l’unico vero baluardo con cui affrontare l’autunno, l’inverno e la primavera del 2021. Se dobbiamo appellarci al virus dal volto amico che soccombe sotto i raggi UVA, potrà anche andarci bene per qualche mese, ma certo non sollecitiamo chi di dovere, da palazzo Chigi a quello di Regione Lombardia, indipendentemente dal colore della casacca, a fare quel che deve per ridurre i rischi che mi spiace per Zangrillo o gli “scienziati dell’ottimismo”, restano.

P.S. Giustamente mi correggete. Le previsioni parlavano della necessità di 150.000 posti di terapia intensiva, non di morti. Considerando che questi ultimi sono (per fortuna) solo una porzione di coloro ai quali serve la terapia intensiva, la previsione era ancora più adeguata».

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