Menu
Cerca
la denuncia

Fusione Ubi-Intesa senza criticità? Tutt’altro: «Dipendenti lasciati soli e clienti arrabbiati»

Tra le maggiori criticità rilevate dai sindacati vi sono le difficoltà legate alla migrazione delle piattaforme internet e alla scarsità di supporto

Fusione Ubi-Intesa senza criticità? Tutt’altro: «Dipendenti lasciati soli e clienti arrabbiati»
Economia Bergamo, 30 Aprile 2021 ore 15:07

Il completamento della fusione di UBI nel gruppo Intesa Sanpaolo è avvenuto lo scorso 12 aprile, non senza creare parecchi disagi ai dipendenti. In particolare per gli aspetti legati «alla migrazione delle piattaforme internet, alla scarsità di supporto e alle altre innumerevoli criticità» denuncia oggi, venerdì 30 aprile, Gilberto Bresciani, coordinatore dell’area di Bergamo per la Fiasc-Cgil.

Il sindacato non ha mancato infatti di evidenziare la discrepanza tra la realtà dei fatti rispetto a quanto ripetuto più volte in passato da Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, il quale ha affermato che «ciò che consente di poter essere dei “vincitori” è il capitale umano e che l’unico modo è investire sulle persone». Investimenti che però sarebbero venuti a mancare.

«Al di là dei mirabolanti proclami aziendali – aggiunge il segretario bergamasco del sindacato Pierangelo Casanova -, nei quali si afferma che tutto è andato benissimo e che l’integrazione è ormai cosa fatta, ai problemi di sempre legati alla carenza di personale nelle filiali si aggiungono quelli generati dall’integrazione di UBI. Portafogli clienti diventati ormai ingestibili, telefoni che squillano in continuazione, formazione carente. Criticità acuite da migliaia di clienti giustamente arrabbiati per le difficoltà operative riscontrate sui loro rapporti».

Per i sindacalisti l’unica soluzione al problema è di assumere nuovo personale, lavorando al contempo per motivare e dare nuovi stimoli ai dipendenti. «Caos, beffa e disastro: sono queste le parole maggiormente ricorrenti tra i lavoratori e i clienti del nuovo gruppo – conclude Bresciani -. Come sempre sono stati i colleghi in prima linea a fare le spese di una situazione complicata, mentre l’azienda si era fatta garante per una migrazione adeguatamente supportata. Ad oggi l’unica certezza è che si è persa l’occasione per gestire in modo normale e sereno un passaggio epocale per il mondo delle banche».