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Tutto quello che c’è da sapere sulla corsa dei tori a Pamplona

Tutto quello che c’è da sapere sulla corsa dei tori a Pamplona
Eventi 07 Luglio 2014 ore 10:45

Migliaia di persone hanno partecipato ai festeggiamenti per l’inizio della festa di San Firmino. L’evento viene celebrato ogni anno, da secoli, a Pamplona, capitale della regione spagnola di NavarraIl 6 luglio, a mezzogiorno, nella piazza del municipio i festeggiamenti iniziano con il lancio del chupinazo (il razzo inaugurale). L’attività più nota della festa è l’Encierro, una corsa di 825-885 metri tra le viette lastricate davanti a sei tori spaventati. La replicano ogni giorno alle otto del mattino, dal 7 al 14 luglio, ed è una volata a perdifiato che dura tra i tre e i quattro minuti (a parte quello del 1959, che durò mezz’ora). E fa un media di 35 feriti a volta (1 incornato, 5 trasportati in ospedale, gli altri feriti lievi): quest’anno se ne contano già quattro, non gravi.

 

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La preghiera. L’encierro comincia con una preghiera. I corridori, a pochi metri dai recinti in cui sono rinchiusi i tori, sollevano il giornale che portano in mano e cantano davanti ad una nicchia della salita di Santo Domingo contenente l’immagine del Santo: «A San Fermín pedimos, por ser nuestro Patrón, nos guíe en el encierro, dándonos su bendición. Entzun arren San Fermin zu zaitugu patroi zuzendu gure oinak entzierro hontan otoi (A San Fermín chiediamo, dato che è il nostro patrono, di guidarci nell’encierro e di darci la sua benedizione)». Poi gridano: «Viva San Fermín! Gora San Fermín!».  La strofa viene cantata tre volte, quando mancano cinque minuti alle 8 di mattina, quando ne mancano tre e quando ne manca uno. Poi viene aperta la porta del recinto.

I corridori e il pubblico. Chi vi partecipa deve avere 18 anni, presentarsi ai recinti entro le 7.30 e indossare la tipica divisa del corridore: pantaloni e maglia bianca con fascia e pañuelo (fazzoletto al collo) rossi. Tiene anche in mano un giornale arrotolato, per controllare e mantenere la distanza dal toro. I tori, tra l’altro, provengono ogni giorno da un allevamento spagnolo diverso. La gente, dai balconi di legno delle case, si gode lo spettacolo. E, se è proprietaria di case o negozi lungo le vie interessate, è obbligata ad assicurarsi che portoni e finestre a piano terra siano ben chiusi.

Una staccionata di tremila pezzi. Per ragioni di sicurezza, una doppia staccionata delimita le vie in cui corrono i tori. È costruita in legno e formata da più di 3.000 pezzi, tra tavole, pali, porte, ecc. Una parte di questa staccionata resta fissa per tutta la durata delle feste, mentre altri tratti vengono montati e smontati tutti i giorni, un’attività di cui si occupa una squadra speciale di lavoratori.

Buoi mansueti e pastori. I sei tori protagonisti iniziano la corsa preceduti da una mandria di buoi mansueti, che fanno da guida nel percorso fino all’arena. Due minuti dopo l’uscita dei tori dal recinto, viene fatta partire una seconda mandria di buoi chiamati “di coda”, più lenti e piccoli dei precedenti, la cui missione è quella di attirare fino all’arena i tori eventualmente rimasti indietro. In coda sta anche una squadra di pastori, munita di lunghi bastoni, che segue tutto il percorso della corsa, rimanendo dietro i tori. La sua funzione è quella di evitare che qualcuno aizzi le bestie da dietro, con il rischio che invertano il senso di marcia. Un altro elemento essenziale per il corretto svolgimento della corsa è la squadra dei cosiddetti dobladores, che conoscono bene la tauromachia e che si appostano all’ingresso dell’arena finale, per aiutare i corridori a disporsi a ventaglio e ad attirare i tori affinché entrino al più presto nel recinto.

La storia. L’origine è medievale: i pastori portavano i tori dalle praterie della Navarra fino alla Plaza Mayor, che si trovava appena prima dell’attuale Plaza De Toros. Trascorrevano la notte precedente accampati vicino alla città, e all’alba entravano circondati dai tori e accompagnati da gente che, a cavallo o a piedi, inseguiva i tori con pali e grida per aiutare a rinchiuderli nei recinti all’aperto. Verso la fine del secolo XIX, si cominciò a correre davanti ai tori. E cominciò la tradizione.

La fine della festa. Otto giorni di baldoria dopo, è un lamento cantato dalla folla a chiudere l’esultanza generale: «Pobre de mí, pobre de mí, que se han acabado las fiestas de San Fermín (Povero me, povero me, che sono finite le feste di San Firmino)».

Una curiosità: la festa di Pamplona è il cuore pulsante del libro Fiesta (Il sole sorgerà ancora) di Ernest Hemingway, pubblicato nel 1926.

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