Sconfitte 3-2 dalla Serbia

Queste ragazze ci han fatto sognare (e il merito è anche di Bergamo)

Queste ragazze ci han fatto sognare (e il merito è anche di Bergamo)
Pensare positivo 22 Ottobre 2018 ore 06:00

È argento. In pochissimi, prima del Mondiale, avrebbero puntato sulla conquista di una prestigiosa medaglia da parte dell’Italia. E invece oggi siamo tutti qui a godercela ancora con più gusto, proprio perché difficilmente pronosticabile alla vigilia, ma meritatissima, anche se ovviamente c’è rammarico per aver a lungo accarezzato il sogno dell’oro poi svanito al tie-break. La squadra allenata da Davide Mazzanti ha scelto la linea del basso profilo e del lavoro. Una strada che il tecnico di Fano conosce benissimo per averla già percorsa ogni volta in cui si è trovato a guidare un club – tutti a Bergamo ci ricordiamo lo scudetto della Foppapedretti nel 2011, vinto al termine di una lunga battaglia (anche di nervi) contro Villa Cortese e di una stagione problematica nella prima fase – e che ha ripercorso con il medesimo risultato anche sulla panchina della Nazionale. Si è affidato ad alcune giocatrici esperte, a qualche giovane certezza (doveroso citare le strepitose prestazioni di Paola Egonu) e a diverse atlete che, per diversi motivi, erano a caccia del riscatto. Un mix esplosivo che ha portato l’Italia a salire sul secondo gradino del podio con Mazzanti che è stato sempre abile a tenere ben saldo il gruppo.

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L’occhio dell’ottimista. Con il senno di poi è indubbiamente facile fare affermazioni. Ma già un mese fa, nel periodo in cui la nazionale di Mazzanti preparava il Mondiale fra Bergamo e Brescia, i più ottimisti erano convinti del fatto che l’Italia potesse tornare con una medaglia al collo. E le parole pronunciate dalla coppia di alzatrici lasciavano intravedere un gruppo pronto a stupire. «Non vediamo l’ora di iniziare questo Mondiale. Vogliamo riscattarci per dimostrare che questa Italia può fare bene anche nelle competizioni che contano»: così disse la “nostra” Ofelia Malinov al termine della gara amichevole disputata a Bergamo contro l’Olanda. Parole che lasciarono intravedere tanta fiducia nella squadra azzurra e la consapevolezza del fatto di aver lavorato parecchio nella speranza di poter ben figurare nella competizione più importante dopo l’Olimpiade. E la parola lavoro, anche se non direttamente pronunciata, è il fulcro delle dichiarazioni che lo stesso giorno rilasciò anche Carlotta Cambi, ossia la nuova regista della Zanetti Bergamo: «Me la sono sudata – esordì la palleggiatrice – e sono contenta. Sarà una manifestazione difficile e dispendiosa. La affronteremo gara dopo gara ma consapevoli del fatto che possiamo giocarcela con tutte».

 

 

La gioia di Bergamo: Ortolani, Bosetti, Malinov, Sylla e Mazzanti. E parte dei meriti di questa medaglia se li può prendere anche la nostra città. Non solo per aver contribuito ad affinare la preparazione premondiale, ma perché diverse giocatrici e il tecnico Mazzanti (insieme al vice Bregoli) sono, di fatto, stati plasmati nella nostra città. Oltre a Ofelia Malinov, nata a Bergamo e cresciuta con gli insegnamenti di papà Atanas e mamma Kamelia, la nazionale ha visto protagonista anche Miriam Sylla, pescata da Giovanni Panzetti quando giocava in B1 e lanciata sul grande palcoscenico da Stefano Lavarini. Cinque stagioni fra alti e bassi, ma che sono comunque stati utili nella crescita di Miriam che, ricordiamolo, oggi ha solo 23 anni e ancora una lunga carriera davanti. A differenza di Serena Ortolani e Lucia Bosetti, entrambe protagoniste insieme a Mazzanti e Bregoli dell’ultimo scudetto targato Foppapedretti. L’opposta arrivò a Bergamo 17enne dal Club Italia e vestì la maglia rossoblù per sei stagioni, la schiacciatrice figlia d’arte giunse in città 20enne invece e rimase due stagioni. Senza dimenticare Davide Mazzanti, che dopo un biennio da assistente dal 2007 al 2009, nel 2010 fu chiamato da Giovanni Panzetti a condurre la prima squadra. Per Mazzanti si trattò della prima esperienza da primo allenatore nella massima serie, ma al primo colpo riuscì a conquistare il Tricolore.

 

 

Il riscatto di Ofelia e Miriam. Infine questa medaglia è il doveroso premio per Ofelia Malinov e Miriam Sylla, due atlete ancora giovanissime ma che, colpite dalla sfortuna, hanno sicuramente raccolto mendo di quanto avrebbero meritato. La palleggiatrice classe 1996 è già nel giro della Nazionale dai tempi di Bonitta, ma dovette rinunciare all’Olimpiade del 2016 e l’anno scorso una frattura al calcagno la mise ko quando mancava pochissimo all’inizio dell’Europeo. E all’Europeo non partecipò nemmeno Miriam Sylla, che fisicamente stava benissimo ma fu esclusa in quanto non si era ancora conclusa l’assurda vicenda del presunto doping che la vide protagonista. La schiacciatrice azzurra risultò positiva al clenbuterolo durante un test antidoping relativo a un incontro giocato in Cina ma, dopo diverse settimane, il caso si chiuse in quanto fu chiaro che l’assunzione fu dovuta a causa dell’assunzione di carne contaminata. Solo che ormai il treno per l’Europeo era già passato e Miriam dovette seguirlo da casa. Questa volta entrambe sono state protagoniste. Protagoniste di una cavalcata che sarebbe potuta finire in gloria e invece è finita in un mare di lacrime, ma che ha comunque fatto appassionare tutta Italia.

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