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Montagna

Riparte la stagione escursionistica. Ma i rifugi sono quasi tutti chiusi

Paolo Valoti, presidente del Cai, fa il punto della situazione

Riparte la stagione escursionistica. Ma i rifugi sono quasi tutti chiusi
Escursioni Bergamo, 10 Maggio 2021 ore 02:18

di Angelo Corna

Si allentano le restrizioni, si avvicina l’estate, ritorna la voglia di passeggiate. Le Orobie bergamasche sono il luogo perfetto per chi cerca pace, riposo e aria pulita: il Cai di Bergamo si prepara ad affrontare la stagione nel migliore modi, con proposte e interventi mirati a favore delle nostre montagne e degli escursionisti che, ogni anno, tornano a riscoprirne la meraviglia.

«Con l’apertura della stagione escursionistica ci aspettiamo un parziale ritorno alla normalità», commenta Paolo Valoti, presidente del Cai di Bergamo. «L’anno scorso in tantissimi hanno riscoperto il piacere e la bellezza della nostre Orobie: non ce lo aspettavamo, la montagna ha trovato una nuova considerazione e attenzione. Da sempre le Terre Alte rappresentano spazi aperti e aria pulita, un luogo di pace e tranquillità che noi bergamaschi, fortunatamente, abbiamo fuori di casa. Proprio per questo motivo siamo convinti che l’evento si riconfermerà anche quest’anno».

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«L’emergenza ha condizionato tantissimo le attività del Club Alpino Italiano e bergamasco. La pandemia non ci ha permesso di organizzare le attività sociali a cui siamo da sempre abituati. Tuttavia la situazione ci ha spinto, al nostro interno, a continui confronti con l’Unione Bergamasca delle sezioni e sottosezioni Cai: questo tavolo di lavoro ci ha permesso di condividere i futuri progetti e le iniziative per i mesi a venire».

Tra gli obbiettivi messi in campo dal Cai di Bergamo troviamo la nuova cartografia delle Orobie: da qui fino al 2023, vette e sentieri saranno racchiusi in nove mappe che andranno a rappresentare le aree escursionistiche delle provincia bergamasca. «Era necessario rinnovare le cartine legate alle nostre montagne: si tratta di tavole molto accurate, in scala 1:25.000. Verrano rappresentate le aree escursionistiche delle Orobie Occidentali, del Sentiero delle Orobie ad Anello, della Val di Scalve, delle Valli Taleggio, Imagna e San Martino, della Val Serina, della zona di Clusone, della bassa Val Seriana, del Sebino e della Val Cavallina». Le mappe saranno distribuite dalle sezioni e sottosezioni del Cai, dai rifugi bergamaschi e dai punti di informazione turistica. «Il piano di lavoro è diviso in tre anni: nel corso della prossima estate saranno pronte le prime tre cartine, che rappresenteranno il Sentiero delle Orobie Integrale. - Continua Valoti. - Altre tre cartine sono previste nell’estate del 2022, mentre le ultime sono previste nel 2023, anno che vede Bergamo e Brescia Capitali Italiane della Cultura». Una data molto importante per il Cai Orobico, che celebra anche il 150° anno di fondazione.

«Per sostenere il progetto della Carta Turistico Escursionistica sono scese in campo diverse realtà: questo prima parte è stata realizzata con i contributi delle sezione, ma anche attraverso una generosa donazione di un socio, che vuole rimanere anonimo, e dal Consorzio del Bim: il ricavato della vendita finanziera le pubblicazioni delle mappe successive».

Nei prossimi mesi sono previsti interventi anche ai rifugi della sezione del Club Alpino orobico. «Nel corso del 2020, come Cai di Bergamo, abbiamo candidato un progetto dedicato per ogni rifugio, per un totale di dieci progetti. Una scelta coraggiosa in un momento molto difficile, ma anche gesto di sostegno e di credibilità verso la montagna. Le iniziative sono state tutte approvate e si tratta di interventi migliorativi, volti a migliorare l’efficienza energetica, l’ospitalità delle strutture e i servizi». I lavori sono previsti nel corso dell’anno, e modulati in base alle aperture dei rifugi. Questi ultimi, nella maggior parte dei casi, sono ancora chiusi in attesa di un rallentamento delle restrizioni, in quanto impossibilitati ad offrire un servizio di asporto. «In montagna, come ben sappiamo, siamo soggetti all’imprevedibilità delle condizioni meteo. Offrire un servizio di asporto a 2000 metri di quota, in questa stagione, diventa molto difficile ma anche pericoloso. Rimandare le aperture è stata una scelta di alta professionalità, dettata dal buonsenso dei gestori: coscienza e responsabilità nella salute di ciascuno sono venute prima dell’aspetto strettamente commerciale».