10 frasi in dialetto

Il Festival di Sanremo raccontato in bergamasco. Con una certezza: «Bràe chi de Bèrghem»

Il Festival di Sanremo raccontato in bergamasco. Con una certezza: «Bràe chi de Bèrghem»
13 Febbraio 2020 ore 09:25

di Vecchio Daino

Non siamo dei grandi appassionati del Festival di Sanremo, anche perché si svolge fino a orari notturni che non appartengono al nostro modo di vivere. Quest’anno però, grazie alla partecipazione di un gruppo che più orobico non si può, ci siamo appassionati alla competizione. Il terzo posto dei Pinguini Tattici Nucleari conferma la presenza ai vertici di Bergamo in Italia, dopo la stessa posizione conquistata l’anno scorso dall’Atalanta. Una coincidenza? Non crediamo.

1. I la tegnìa tròp lónga

Per noi, abituati a cenare alle sei e mezza, andare a letto alle nove e alzarsi alle sei, se non alle cinque, il protrarsi delle serate era, semplicemente, contro natura. [Trad. La tenevano troppo lunga]

2. Bràe chi de Bèrghem

Il pizzico di campanilismo che ci contraddistingue ci ha spinto a tifare in massa per i Pinguini Tattici Nucleari. Sotto sotto pensiamo che il loro terzo posto sia un po’ anche merito nostro. [Trad. Bravi quelli di Bergamo]

3. I fómne i éra töte riface

La sana, florida e naturale donna orobica non tollera le alterazioni della realtà, soprattutto se si applicano ad altri esemplari del sesso femminile. Il marito in questi casi non ha il diritto di opinione. [Trad. Le donne erano tutte rifatte]

4. Ol Morgan l’à dacc fò de mat

Da sempre guardiamo con sospetto i personaggi che tendono a dare spettacolo di se stessi, e il fatto che la lite sia avvenuta in diretta non fa che esacerbare il nostro dissenso. [Trad. Morgan ha dato di matto]

5. Gh’è piö i cansù bèle de öna ólta

I nostri vecchi, fermi ai tempi in cui un grande successo bergamasco era «Teresina gh’ó l’ombrèla», non sono psicologicamente preparati alle discutibili doti canore di alcuni concorrenti. [Trad. Non ci sono più le canzoni belle di una volta]

6. Gh’éra dét po’ a chèla di màchine

Nella nostra sintesi a volte semplicistica, non riusciamo a individuare i motivi della presenza sul palco di una discendente della nota dinastia automobilistica. Però la perdoniamo perché ci sono anche i trattori che si chiamano così, e li fanno a Bergamo. [Trad. C’era anche quella delle macchina (la Lamborghini)]

7. Ma cóme sél tiràt insèma?

Noi, cresciuti con l’imperativo di «fàs mia ardà dré» (non farsi guardare alle spalle), non siamo i più adatti a giudicare i fantasiosi abiti di un personaggio come Achille Lauro. Quindi ci asteniamo. [Trad. Ma come si è vestito? (letteralmente come si è tirato insieme)]

8. Ol Fiorello al me fa mia grignà

Ci sono artisti che non piacciono a tutti, è inevitabile. Ma abbiamo il sospetto che il monologo sulla prostata abbia messo il dito su argomenti che per molti di noi sono decisamente delicati. [Trad. Fiorello non mi fa ridere]

9. Ghe n’è de zét che mör, ma che nas

Pur nella nostra bonarietà di fondo, a volte ci lasciamo andare a un body shaming (deridere qualcuno per il suo aspetto fisico) in cui diamo sfogo all’ironia che cova sotto la facciata, solitamente austera, del bergamasco medio. La battuta sul profilo di Amadeus ne è un esempio. [Trad. Ce n’è di gente muore, ma che… naso]

10. Gh’è pò a la cansù «Bergamo»

È vero che non ha partecipato a Sanremo, ma solo il pensiero di una canzone dedicata alla nostra città stimola il nostro orgoglio, anche perché pensiamo di averla, almeno in parte, ispirata. [Trad. C’è anche la canzone «Bergamo»]

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