Domande e niente risposte

Il vergognoso scaricabarile tra Governo e Regione sulla mancata zona rossa in Val Seriana

In una intervista a Il Fatto Quotidiano, il premier Conte spiega: «Regione Lombardia poteva prendere misure più restrittive da sola». Ma questa non è una risposta alle nostre domande

Il vergognoso scaricabarile tra Governo e Regione sulla mancata zona rossa in Val Seriana
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di Andrea Rossetti

Sul numero di PrimaBergamo in edicola da oggi (3 aprile) a giovedì 9 aprile, abbiamo provato ad analizzare gli errori che sono stati commessi nell'ultimo mese e che ci hanno portati, purtroppo, a pagare un prezzo altissimo in termini di contagi e, soprattutto, vittime (l'edizione digitale la trovate QUI). Tra questi, alcuni anche commessi da noi cittadini, ce ne sono due che sono sicuramente più gravi: la decisione di riaprire l'ospedale di Alzano Lombardo quella maledetta domenica 23 febbraio e la non imposizione della zona rossa sulla bassa Val Seriana.

L'ospedale di Alzano chiuso per due ore domenica 23 febbraio

Quest'ultimo tema, in particolare, rappresenta una questione "politica" di non poco conto nella drammatica crisi sanitaria che stiamo vivendo. Tutte le testate locali, ormai da settimane, stanno chiedendo chiarezza al riguardo, e finalmente anche i media nazionali hanno iniziato a trattare con attenzione il tema. Perché, a differenza di quanto fatto nel Lodigiano, qui si decise di non chiudere, di attendere, trasformando così una situazione già di per sé allarmante in una vera e propria tragedia che ha causato oltre cinquemila vittime?

Al riguardo, Regione Lombardia è sempre stata chiara, dicendo di aver semplicemente seguito le indicazioni di Istituto Superiore di Sanità e Governo, perché (sostiene Palazzo Lombardia) era Roma a dover prevedere misure restrittive rafforzate. Oggi sappiamo che gli esperti del l'Iss già il 2 marzo (e poi nuovamente il 5 dello stesso mese) raccomandarono l'istituzione di una zona rossa tra Alzano e Nembro, ma nessuno li ascoltò. E sappiamo anche, purtroppo, che nessuno vuole prendersi la responsabilità di non aver deciso.

Il passaggio dell'intervista a Conte de Il Fatto pubblicato su Facebbok da Gessica Costanza di Val Seriana News

Lo dimostra l'intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, ieri (2 aprile), dal premier Conte. La giornalista Maddalena Oliva, infatti, ha posto una domanda precisa al presidente del Consiglio: perché si decise di non istituire la zona rossa in bassa Val Seriana? Ecco la risposta: «Mi permetta di ricostruire cronologicamente i passaggi. La sera del 3 marzo il Comitato tecnico scientifico propone per la prima volta la possibilità di una nuova zona rossa per i comuni di Alzano Lombardo e Nembro. Ormai vi erano chiari segnali di un contagio diffuso in vari altri comuni lombardi, anche a Bergamo, a Cremona, a Brescia. Una situazione ben diversa da quella che ci aveva portato a cinturare i comuni della Bassa Lodigiana e Vo’ Euganeo. Chiedo così agli esperti di formulare un parere più articolato: mi arriva la sera del 5 marzo e conferma l’opportunità di una cintura rossa per Alzano e Nembro. Il 6 marzo, con la Protezione civile, decidiamo di imporre la zona rossa a tutta la Lombardia. Il 7 marzo arriva il decreto». Un decreto che, in realtà, non serve a nulla qui in Bergamasca, dato che istituisce una "zona arancione" in tutta la Lombardia e certo non ferma il contagio.

È il passaggio successivo della risposta a focalizzarsi sul tema della responsabilità politica. Conte, infatti, continua così: «La Regione Lombardia, come tutte le altre, non è mai stata esautorata dalla possibilità di adottare ordinanze proprie, anche più restrittive, secondo la legge 833/1978. Peraltro la Lombardia, quando ha voluto introdurre misure più restrittive, lo ha fatto. Anche Lazio e Calabria hanno disposto altre zone rosse». Tutto vero, e lo abbiamo detto più volte. Ma non è che "ritornando la palla" a Regione Lombardia si risolve il problema. Non è dicendo che altri avrebbero potuto decidere ciò che il Governo non ha deciso si risolva la questione. Anzi, fa arrabbiare ancora di più. Perché è la conferma del fatto che nessuno ha avuto il coraggio di decidere, di assumersi la responsabilità. E sebbene Conte affermi che «la priorità è e resta la tutela della salute. Abbiamo cercato di prendere tutte le misure con massima precauzione e massimo rigore», sono purtroppo i fatti a smentirlo. E i cinquemila morti che stiamo piangendo.

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