Epidemia colposa

«All’ospedale di Alzano era tutto a posto»: la versione di Cajazzo a chi indaga sul 23 febbraio

Il direttore generale dell'assessorato regionale al Welfare ha risposto alle domande dei pm e ha spiegato che l'Asst Bergamo Est gli aveva assicurato che al Pesenti-Fenaroli era tutto ok

«All’ospedale di Alzano era tutto a posto»: la versione di Cajazzo a chi indaga sul 23 febbraio
Val Seriana, 12 Maggio 2020 ore 11:44

L’ospedale Pesenti-Fenaroli di Alzano Lombardo in quel famigerato 23 febbraio fu riaperto perché «era tutto a posto». Parola di Luigi Cajazzo, direttore generale dell’assessorato regionale al Welfare, ascoltato la scorsa settimana dagli inquirenti alla Procura di Bergamo nell’ambito dell’inchiesta a carico di ignoti per epidemia colposa che punta a fare luce su quanto avvenne in quella concitate ore ritenute da molti una delle principali cause dello scoppio del focolaio bergamasco.

Oltre ai tantissimi documenti raccolti, la Procura ha anche ascoltato le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona quei concitati momenti. Racconti per la maggior parte coincidenti: il pronto soccorso, che venne chiuso dopo la conferma di due pazienti positivi, fu riaperto appena poche ore dopo per ordini dall’alto. Troppo in fretta, secondo medici e infermieri dell’ospedale.

Il direttore generale dell’assessorato regionale al Welfare, Luigi Cajazzo

Non della stessa opinione, invece, i vertici dell’Asst Bergamo Est che gestisce la struttura: stando alle stringate dichiarazioni pubbliche del direttore Francesco Locati, infatti, ad Alzano si sono seguiti tutti protocolli e, su indicazione dell’assessorato regionale al Welfare, la struttura è stata riaperta perché non ci si poteva permettere di chiudere un presidio territoriale in un momento così delicato.

Cajazzo, l’uomo che stando alle testimonianze diede in concreto l’ordine di riaprire subito, ha confermato quest’ultima versione, sottolineando come la decisione sia «stata presa in accordo con la direzione generale dell’Asst di Bergamo Est», che gli aveva assicurato come fosse «tutto a posto», ovvero i locali sanificati e predisposti percorsi separati per pazienti Covid e non Covid. Cajazzo ha aggiunto che, data l’escalation emergenziale di quei giorni, era impensabile poter «rinunciare a una importante offerta assistenziale, sia pure limitata alle urgenze». Ha poi aggiunto che l’attività ordinaria dell’ospedale è stata comunque sospesa e che tutto il personale sanitario è stato immediatamente sottoposto a tamponi, cosa in realtà smentita da diverse testimonianze.

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