L'appello

Gori parla ai bergamaschi: «Non chiudo vie e piazze, ma evitiamo ciò che non è essenziale»

Il sindaco ha voluto fare il punto della situazione dei contagi in città, toccando diversi punti: ha spiegato il motivo del coprifuoco regionale, chiesto ai giovani di evitare assembramenti e invitato tutti a muoversi il meno possibile per salvaguardare scuola e lavoro

Gori parla ai bergamaschi: «Non chiudo vie e piazze, ma evitiamo ciò che non è essenziale»
Bergamo, 21 Ottobre 2020 ore 09:05

Lo aveva già fatto la primavera scorsa, quando il lockdown si stava per chiudere e il virus pareva allentare la sua morsa. Ora, a distanza di diversi mesi e col coronavirus che sta tornando prepotentemente a farci paura, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori lancia un appello, innanzitutto, ai più giovani: «L’età media delle persone positive è molto più bassa della primavera: 38 anni oggi. Tanti giovani. E se gli effetti del virus su di loro sono più leggeri, questo non li rende meno contagiosi: poi vanno a casa e contagiano la famiglia. Sono necessarie ora più che mai alcune precauzioni da parte dei ragazzi: mascherine, distanze e rientro alle 23». È soltanto uno dei passaggi del discorso che il primo cittadino ha voluto fare ieri, martedì 20 ottobre, per chiarire la difficile situazione che sta vivendo la Lombardia, Bergamo compresa.

«In questo momento Bergamo è la provincia meno colpita – ha detto Gori -. Ma credo sia giusto che anche i cittadini di Bergamo, proprio perché hanno capito più degli altri cosa voglia dire essere colpiti con violenza, debbano mettere in atto le precauzioni prima che la curva si alzi. Ci stiamo muovendo in una situazione di grande rischio». Il sindaco ha voluto poi spiegare il motivo del coprifuoco dalle 23 alle 5, che dovrebbe entrare in vigore a partire dalla sera di domani, 22 ottobre. Una decisione presa insieme agli altri sindaci regionali e al governatore Attilio Fontana. «I dati del Comitato tecnico scientifico regionale sono molto preoccupanti: entro due settimane si prevedono seimila ricoveri in Lombardia e ottocento in terapia intensiva. È chiaro che la scelta del coprifuoco è legata a questi numeri». Dato che l’ordinanza regionale ancora non c’è, Gori ha spiegato meglio il provvedimento, precisando che «dopo le 23 nessuno può più circolare, se non per lavoro e necessità. Ci sarà perciò un modulo da compilare per chi deve muoversi per forza. Qui a Bergamo ci sarà anche un comitato apposito per vigilare sul coprifuoco».

Il provvedimento regionale toccherà anche i centri commerciali e i negozi di media e grande distribuzione, che resteranno chiusi nei fine settimana. «Le richieste del Comitato tecnico scientifico lombardo erano più stringenti ancora – spiega il sindaco -: lockdown alle 21 e chiusura di tutti i negozi nel week-end. È stata trovata una mediazione, consapevoli che alcune categorie saranno penalizzate. Non escludo che si possa tornare a una erogazione di fondi per le categorie economiche colpite da queste decisioni grazie all’aiuto di Intesa Sanpaolo. Ad ora, le attività essenziali sono scuola e lavoro. Per evitare un nuovo lockdown, è giusto e opportuno sacrificare altre cose». A proposito delle scuole, Gori esprime «la mia gratitudine per come si sono organizzate le superiori con didattica a distanza al cinquanta per cento da quando gliel’abbiamo chiesto. Grazie a questa organizzazione è stata ridotta la quota dei trasportati sui mezzi pubblici negli ultimi giorni. Dai dati che mi stanno arrivando si sta sotto punte massime del 60 per cento. Se servirà ulteriormente aumentare l’offerta di mezzi, oggi già incrementata, valuteremo e agiremo».

Gori è stato anche uno dei primi sindaci italiani a criticare il Dpcm del Governo, annunciato domenica 18, nel quale si dava la possibilità ai primi cittadini di creare delle “zone rosse” nelle loro città. Una “polemica” che si è spenta in fretta, dopo che le prefetture si sono messe a disposizione dei sindaci per dare supporto nel caso in cui volessero applicare questa misura. Sul punto, Gori spiega: «Per chiudere, ad esempio, piazza Pontida servirebbero una decina di agenti. Ma chiudere una piazza piuttosto che un’altra, qui a Bergamo, non mi sembra una soluzione utile». Quindi, almeno per ora, nessuna chiusura. Anche perché, spiega il sindaco, «le forze dell’ordine saranno impiegate per controllare il rispetto delle norme anti-Covid e contro gli assembramenti».

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