Vende marijuana e cannabis

Intervista a uno spacciatore: «Più poliziotti? Mi fa ridere, noi vendiamo droga lo stesso»

Ha 21 anni, italiano di origini nigeriane. «Anche il più scemo di noi oggi si mette d’accordo via chat col cliente. I pochi che ancora vendono roba in stazione sono dei poveracci»

Intervista a uno spacciatore: «Più poliziotti? Mi fa ridere, noi vendiamo droga lo stesso»
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di Andrea Rossetti

In una città che, tra estivi e dehors, ha già chiuso il coprifuoco nel cassetto dei ricordi, via Bono pare essere un’eccezione. Alle 23, qualche lampione illumina il nulla. Passano poche macchine, ancor meno pedoni. Quando Chris (nome di fantasia) ci vede arrivare, sbuffa. Più che un appuntamento, è stata un’imboscata. La persona che mi ha portato da lui lo saluta, gli offre una sigaretta e gli dice qualcosa. Chris mi guarda e fa un cenno di saluto con la testa. Nei suoi occhi non vedo dolore, solo stanchezza e fastidio. Ha 21 anni, origini nigeriane e un marcato accento bergamasco. È un fiero rappresentante della “seconda generazione”, nato qui, cresciuto qui ma cittadino italiano solo da poco. Paradossi dei giorni nostri.

Piccoli e grandi spacciatori

Chris spaccia. Anche se, secondo lui, «dire che sono uno spacciatore è un po’ esagerato. Mi limito a vendere marijuana e cannabis a chi me la chiede, amici e conoscenti. Mica vendo cocaina, eroina e pasticche». Sempre droga è. Sbuffa di nuovo: «Tiro su sì e no cento euro a settimana, altro che spacciatore», dice. In sostanza, vende «qualche canna», come dice lui, principalmente a coetanei o ragazzi più giovani. Quanto gli basta per pagarsi «gli extra: le scarpe, i vestiti, una cena in un posto carino se esco con una tipa». Chris un lavoro ce l’ha, prende uno stipendio minimo e buona parte dei soldi li dà a sua mamma, che a sua volta li spedisce in Nigeria. Del padre non parla.

Gli chiedo se abbia mai pensato di diventare uno “spacciatore vero”. «Cosa intendi per “spacciatore vero”? Perché quelli che vedi in giro, che vendono roba in stazione, in via Bonomelli, giù di là, mica sono spacciatori veri. Sono dei poveracci. Ne fai fuori uno e ce n’è subito un altro a sostituirlo. I soldi che tirano su, spesso tanti, non restano a loro, li devono dare a quelli sopra». Cioè chi davvero gestisce il giro. «Non lo so chi sono - dice subito alzando le mani -. So solo che sono dell’Est, per la maggior parte. Attraverso altre persone, fanno avere la roba a quei disperati che vedi per strada e poi si prendono la maggior parte dei soldi che tirano su». Si parla, però, di droga pesante: cocaina ed eroina principalmente, pasticche ogni tanto. Cannabis e marijuana, invece, sono un mercato che frutta poco, «tra i cinque e i dieci euro al grammo, dipende dalla qualità». Naturalmente, Chris non ci dice da chi si rifornisce.

«La polizia non serve a niente»

Il tema dello spaccio a Bergamo è tornato al centro delle cronache, nelle ultime settimane. L’Amministrazione ha intensificato i controlli, aumentato gli agenti su strada per contrastare il fenomeno. Chris, però, non sembra preoccuparsi della cosa: «Mi hanno fermato qualche volta, ma non sono scemo: ho sempre dietro poca roba. Uso personale. Non vendo a caso, chi vuole qualcosa da me prima mi contatta, ci si mette d’accordo e ci si vede. Non sono tra quelli che si piazzano in un angolo della strada e aspettano che gli piova in testa il cliente. Anzi, nessuno più fa così». Ormai da tempo, spiega, il mercato s’è spostato sulle chat. Domanda e offerta s’incontrano via messaggio e col passaparola. «Mi fa ridere ’sta cosa che fanno andare in giro sempre più poliziotti - dice Chris -. Davvero pensano che basti questo? È da idioti! Anche il più scemo degli scemi tra gli spacciatori, ormai, si mette d’accordo prima col cliente. E in stazione si vende sempre meno».

Sono aumentati anche i controlli fuori dalle scuole, un tempo altra piazza particolarmente frequentata dagli spacciatori. Anche a Chris capitava di vendere all’esterno di qualche scuola della città. «Ma adesso non succede quasi più. E certo non perché mandano i cani ad annusare in giro. Semplicemente, le scuole erano chiuse. Da questo punto di vista, ha fatto più il Covid della polizia». Ciò non significa che il consumo tra i giovanissimi sia calato. «Ma va, semplicemente chiedono di incontrarti alla fermata del bus, fuori da un bar, in altri posti insomma. Tutto e sempre via chat».

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