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Spada di Damocle

Tavernola, come si è arrivati a questo punto? Sono 70 anni che la montagna vien giù…

La prima frana nel 1950, poi altre in diverse località. Abitanti preoccupati per lo smottamento e per il rischio tsunami

Tavernola, come si è arrivati a questo punto? Sono 70 anni che la montagna vien giù…
Cronaca 06 Marzo 2021 ore 11:38

di Angela Clerici

La gente di Tavernola e dintorni alla preoccupazione è abituata. Il primo segno di instabilità della montagna si ebbe nel 1950, nella zona bassa della cava, quando si verificò il primo crollo di una parete. Da allora una serie di allarmi di frane, di crolli, ma senza gravi conseguenze per le persone. Fino all’allarme del 23 febbraio con evacuazione dello stabilimento di produzione del cemento, arrivo della protezione civile e circa seicento persone a rischio evacuazione tra Tavernola, Portirone, Montisola.

La cava per l’estrazione della marna nel 1989. In apertura, la situazione nel 2001

Ma come si è arrivati a questo punto? Nei paesi del lago c’è preoccupazione, ma non certo sorpresa. La grande cava che si è mangiata la montagna di marna (roccia ricca di carbonato di calcio, ottima per fare i cementi) ha creato situazioni di dissesto e instabilità in diversi punti del pendio che dai paesi di Vigolo e di Parzanica scende fino al lago.

L’attività di estrazione si è fermata ormai da più di vent’anni, sebbene la produzione del cementificio sottostante non sia mai stata sospesa. L’ultimo allarme del 23 febbraio è scattato grazie ai sensori molto sensibili che sono stati inseriti in diversi punti della montagna per monitorarne i movimenti. Fino a che si tratta di qualche millimetro all’anno, la situazione resta tranquilla, ma se lo spostamento di qualche millimetro avviene in un giorno, il timore che possa accadere qualcosa di grave fa scattare l’allarme. La zona che ha cominciato a muoversi in maniera preoccupante è quella delle Quadre, appena sotto la strada che collega Vigolo a Parzanica, sui seicento metri di quota.

La cava di marna venne aperta nel 1902 in seguito allo sviluppo dei cementifici locali, in particolare di quello di Palazzolo che era stato avviato verso il 1864, i cui forni avevano fornito la materia necessaria alla costruzione del ponte sull’Oglio per la ferrovia Venezia-Brescia-Bergamo-Milano.

Dopo il primo crollo di una parete si ebbe una seconda frana nel 1958 in località Pinnacoli, più in basso rispetto a dove è stato segnalato il movimento terroso di questi giorni. Pinnacoli, nella zona di media altezza della cava, è un punto delicato, altri episodi si ebbero nel 1964, nel 1970 e nel 2010. Un’altra frana si ebbe nel 1985 in località Scapioni, verso Portirone, al limite nord della cava.

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