In segno di rispetto

La lettera del Bocia a Bergamo e a Percassi: «Pres, fermiamoci qua. La nostra città piange»

La lettera del Bocia a Bergamo e a Percassi: «Pres, fermiamoci qua. La nostra città piange»
26 Marzo 2020 ore 15:22

di Fabio Gennari

Bergamo piange ed è in ginocchio, il Covid-19 miete vittime di continuo. È in questo quadro che il Bocia, storico capo ultrà della Curva Nord atalantina, ha lanciato il suo grido di dolore. Il leader della Curva Pisani ha scritto una lettera dal titolo Cosa stiamo aspettando, pubblicata su Facebook dalla pagina “Sostieni la Curva”. La riportiamo integralmente e, leggendola, si può percepire lo stato d’animo di chi ormai da tempo vive a Marotta (Marche) ma che con il cuore non è mai andato via dalla nostra città. Il leader degli ultras bergamaschi lancia anche una proposta al presidente Percassi e chiede che la stagione dei nerazzurri finisca qui. Senza aspettare le decisioni dei vertici del calcio, per rispetto di tutti i bergamaschi che sono volati in cielo.

«Ho sempre pensato che l’Atalanta fosse tutto nella mia vita (e lo è stata), che fosse l’unica certezza della mia esistenza (e lo è stata); nell’amarla ho amato la città, l’ho vissuta in lungo e in largo: Bergamo è la città dove sono nato. Negli ultimi decenni, con la rabbia per tutte le vicissitudini sopportate sulla mia pelle, nei miei sfoghi ripetevo a me stesso (e non solo) che non mi sentivo né italiano né bergamasco ma solo atalantino. La gogna mediatica sulla mia persona e sulla mia famiglia, le troppe e tantissime restrizioni e una diffida praticamente a vita mi hanno portato a pensare a una città che fondamentalmente non mi meritava… E non meritavo più. Esisteva per me solo il mondo di LEI e della sua CURVA!!!

Oggi riscopro con prepotenza che il cuore scoppia di amore e di dolore per Bergamo.

Vedere la città che soffre, in ginocchio, che combatte negli ospedali contro la morte ogni giorno è atroce e doloroso. La rabbia è tanta, tantissima, quando percepisci che se ne stanno andando molti dei nostri ricordi più cari e gran parte della nostra storia cittadina, dove ognuno piange i suoi morti senza un ultimo saluto, senza preavviso.

La difesa del territorio noi ultras l’abbiamo messa sempre al primo posto, ma ora oltre a questo anche la tutela della salute di ognuno di noi è stata calpestata.

Anche alcuni parlamentari e alcuni sindaci (chiaramente non tutti) fin dall’inizio non hanno fatto molto per chiudere le ditte dei loro rispettivi paesi, anzi… E i padroni di grosse aziende sul territorio hanno pensato più alla produzione che a salvaguardare dal contagio i propri concittadini, i propri operai.

Con tutto il rispetto per la Protezione Civile, avrei voluto la conferenza stampa di tutti i giorni nella nostra città, sul posto dove muore la gente: solo così si sarebbero resi conto di quante palle ci hanno raccontato fin dall’inizio da Roma, di quanta ipocrisia e falsità si sono spese su questa maledetta influenza!! Stare a Bergamo sarebbe servito ad aiutare i nostri sindaci in difficoltà a chiudere i loro paesi immediatamente, senza aspettare!

Mi sento invece di ringraziare gli Alpini della nostra provincia per quello che hanno fatto e stanno facendo: ancora una volta sono stati esempio di concretezza e altruismo. E un riconoscimento va ai ragazzi del mio gruppo che si sono adoperati per aiutare, con i mezzi a disposizione, diverse realtà fra le quali proprio gli Alpini. Vederli nelle vesti di imbianchini per aiutare nei lavori di allestimento del reparto ospedaliero in Fiera mi ha davvero riempito il cuore.

Poi vedo la tv e il cuore piange. Ti senti impotente, distrutto dentro. Vedi la tua gente che se ne va da sola con i carri dell’esercito in altre città per la cremazione. In un altro canale televisivo vedi che parlano e discutono, litigano per il calcio. Per quando riprendere il campionato e inevitabilmente si parla di denaro, di diritti tv, di stipendi, di ricavi… Quel maledetto denaro che distrugge il senso e il valore di una vita!

Ancora oggi mi accorgo che, più passa il tempo e più si perdono i “pezzi”. E A BERGAMO MANCANO PURE LE BARE!!!

Caro presidente Percassi, mi esce quindi normale e spontaneo di poter pensare che sia possibile che per l’Atalanta il campionato finisca qua. Magari non sarà fattibile ma io voglio pensare che la nostra Atalanta, per quanto la amiamo, sia un esempio per tutti in questa guerra, indipendentemente da cosa decideranno i vertici del calcio. So che questo va contro i suoi stessi interessi economici ma so anche che lei è uomo di fede. E non importa perdere tre a zero a tavolino ogni partita: Bergamo e la sua gente vengono prima della nostra squadra! E poi credo basti pensare anche a quanti tifosi atalantini si è portato via questo maledetto virus.

Non pensiamo che tornare all’Atalanta equivalga al ritorno alla normalità, vorrebbe dire non rispettare chi non siamo riusciti a piangere e che per Bergamo ha dato la vita. Andare e ritornare all’Atalanta c’è sempre tempo e un giorno, neanche tanto lontano, vinceremo lo scudetto. Ma ora esultare per un gol di Gomez non ha più senso, vorrebbe dire essere egoisti e non rispettare la Bergamo che ci ha lasciato TRAGICAMENTE e quella che deve ancora piangere!

È solo un parere personale ma conoscendola un po’ sono sicuro che lei possa pensarla come me: questa unica già storica strage cittadina merita una altrettanto unica e storica decisione.

Claudio, ultras nella vita non solo alla partita»

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