Il manifesto (ottimista) sul Covid

Anche i bergamaschi Remuzzi e Lorini tra gli scienziati che parlano di «emergenza finita»

Oltre al presidente del Mario Negri e al primario di Rianimazione del Papa Giovanni, il documento è firmato dagli esperti Zangrillo, Bassetti, Caruso, Clementi, Gattinoni, Greco, Palù e Rigoli. Affermazioni che dividono

Anche i bergamaschi Remuzzi e Lorini tra gli scienziati che parlano di «emergenza finita»
24 Giugno 2020 ore 16:48

Il professor Alberto Zangrillo, primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione del San Raffaele di Milano, è stato colui che lo ha detto coi toni più chiari. Ma del suo stesso parere sono anche diversi altri importanti esponenti della comunità scientifica italiana, come il bergamasco Giuseppe Remuzzi, numero uno dell’Istituto Mario Negri, che pochi giorni fa ha presentato anche uno studio realizzato in collaborazione con l’Irccs Policlinico San Matteo di Pavia: chi contrae oggi il Covid-19 corre un basso rischio di aggravarsi perché il virus ha una carica virale più debole, quindi meno contagiosa. La dimostrazione starebbe anche nel fatto che i malati di Covid gravi siano crollati, in Italia ma soprattutto in Lombardia.

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Il dibattito al riguardo si protrae già da diverse settimane. L’insorgenza dei cosiddetti «debolmente positivi», ovvero persone sì positive al Covid, ma con una “quantità” di virus nel loro corpo decisamente ridotta, tanto che non sarebbero neppure contagiosi, non ha fatto altro che alimentarlo. Fino ad arrivare a creare una spaccatura all’interno della comunità scientifica: da un lato gli esperti che ritengono ci si trovi davanti a un’evoluzione decisamente positiva dell’epidemia, almeno in Italia; dall’altro chi, invece, continua a dirsi preoccupato e a sottolineare come il virus non sia mutato e dunque resti altamente pericoloso. Una spaccatura che si è resa ancor più ampia in questi giorni, dopo che ieri (23 giugno) dieci esponenti di spicco della comunità scientifica e facenti pare della prima “fazione” sopracitata hanno diramato un documento intitolato Sars-CoV-2 in Italia oggi e Covid-19. Tra questi, Zangrillo e Remuzzi per l’appunto, ma anche un altro bergamasco di non poco conto come Luca Lorini, primario di Rianimazione del Papa Giovanni.

A completare la “squadra”, ci sono Matteo Bassetti (direttore della clinica Malattie infettiva del Policlinico San Martino di Genova), Arnaldo Caruso (presidente della Società italiana di virologia), Massimo Clementi (professore di Microbiologia e Virologia al San Raffaele e autore del primo studio sul tema), Luciano Gattinoni (professore emerito dell’Università di Göttingen e della Statale di Milano, ex direttore del Dipartimento di Terapia intensiva al Policlinico di Milano), Donato Greco (epidemiologo consulente dell’Oms), Giorgio Palù (virologo e docente emerito di Microbiologia dell’Università di Padova) e Roberto Rigoli (direttore del centro di Microbiologia dell’ospedale di Treviso).

Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss

Nel documento, questi scienziati scrivono: «Evidenze cliniche non equivoche da tempo segnalano una marcata riduzione dei casi di Covid-19 con sintomatologia. Il ricorso all’ospedalizzazione per sintomi ascrivibili all’infezione virale è un fenomeno ormai raro e relativo a pazienti asintomatici o paucisintomatici. Le evidenze virologiche, in totale parallelismo, hanno mostrato un costante incremento di casi con bassa o molto bassa carica virale. Sono in corso studi utili a spiegarne la ragione. Al momento la comunità scientifica internazionale si sta interrogando sulla reale capacità di questi soggetti, paucisintomatici e asintomatici, di trasmettere l’infezione». Insomma, sulla base della loro esperienza empirica e degli studi attuati e in corso, sono ottimisti. Una posizione, però, che non combacia con quella di altri loro colleghi come Franco Locatelli (presidente del Consiglio superiore di sanità, anche lui bergamasco), Silvio Brusaferro (presidente dell’Istituto superiore di sanità) e Massimo Galli (direttore del dipartimento di Malattie infettive del Sacco di Milano), per citarne alcuni. Secondo questi ultimi, infatti, serve ancora grande cautela perché il virus non è cambiato e lo stesso che tanto dolore ha causato i mesi scorsi. Una tesi sostenuta anche dal ministro della Salute Roberto Speranza, che ha affermato: «Ci sono persone che perdono ancora la vita. Non siamo alla fine. Se pensiamo che questa vicenda sia alle nostre spalle rischiamo di commettere errori».

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