La delibera

Cos’ha deciso la Regione sui test sierologici (ha scaricato tutte le responsabilità sui privati)

Da oggi si potranno effettuare le analisi sugli anticorpi al Covid anche nei laboratori privati. Il Pirellone ha detto che saranno questi a doversi occupare dei tamponi ai soggetti positivi ai test e ha fissato un prezzo minimo (62,89 euro) per i tamponi che rischia di alzare anche il costo dei test

Cos’ha deciso la Regione sui test sierologici (ha scaricato tutte le responsabilità sui privati)
13 Maggio 2020 ore 11:10

Annuntio vobis gaudium magnum: habemus delibera sui test sierologici. Ieri (12 maggio), l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera ha finalmente annunciato l’approvazione da parte della Giunta Fontana della delibera che va a normare l’effettuazione di test sierologici, certificati CE ma anche non prodotti dalla Diasorin, da parte di laboratori privati. Una delibera che era attesa da oltre una settimana ormai e che la Regione, date le molte critiche ricevute, s’è trovata quasi costretta ad approvare.

Del resto, la corsa ai test privati era ormai impossibile da fermare: tantissimi centri specializzati privati erano pronti (Habilita dal 6 maggio ha già raccolto circa ottomila prenotazioni) e sempre più aziende, Comuni e privati cittadini premevano per poterli fare, dato che la Regione, dopo aver annunciato a metà aprile un piano di ventimila test sierologici al giorno, non ha mantenuto la promessa, effettuandone meno di trentacinquemila in appena due settimane. Ovviamente, vanno fatte tutte le premesse del caso: i test, come ormai è noto, non possono essere considerati un esame diagnostico, dato che non certificano la contagiosità di un soggetto, ma dicono soltanto se questo è entrato in contatto o meno col virus verificando la presenza di anticorpi nel suo sangue. Allo stesso tempo, data l’impossibilità (almeno fino a oggi) di eseguire tanti tamponi quanti ne servirebbero, i test rappresentano l’unico metodo per effettuare un vero screening di massa e provare ad analizzare l’effettiva propagazione del virus nella popolazione.

L’assessore Giulio Gallera

I paletti fissati a questa liberalizzazione da Regione Lombardia, però, non sono pochi, e soprattutto non sono di poco conto. Gallera è stato chiaro: «Chi li propone deve occuparsi di tutto: acquisire i test sierologici, trovare il laboratorio che li processi, spiegare al cittadino che il test è volontario, reperire i tamponi a cui sottoporre la persona qualora questa dovesse risultare positiva al test. L’esecuzione del tampone non dovrà gravare sulle priorità della sanità pubblica». Proprio quest’ultimo passaggio rappresenta l’ostacolo più grande: tanti laboratori privati sono in grado di proporre i test, pochi i tamponi. La Regione ha anche fissato il prezzo minimo dei tamponi a 62,89 euro, cosa che potrebbe cambiare anche il prezzo attuale con cui diverse realtà stanno proponendo i test (Habilita, ad esempio, chiede quaranta euro). Gli operatori privati che organizzato queste analisi nell’ambito delle loro campagne di screening, infatti, sono ora tenuti ad acquistare preventivamente un numero di tamponi pari al dieci per cento delle persone che desiderano sottoporre a test sierologico.

Qual è, dunque, la procedura fissata da Regione? Chi fa il test, nel caso in cui risulti positivi, deve porsi in isolamento obbligatorio in attesa del tampone, il quale dovrà essere fornito dalla stessa società che ha effettuato il test. Eliminata dunque l’ipotesi che sia l’Ats, dopo essere stata avvisata dal medico di base della persona risultata positiva al test, a provvedere al tampone. Un modo per sgravare il Sistema Sanitario pubblico, il quale, secondo Regione, deve concentrarsi sui soggetti già individuati e il personale sanitario. Una scelta legittima, che conferma però il fatto che di tamponi ce ne siano pochi (o meglio, di reagenti per processarli) in ambito pubblico e che quanto la Regione aveva affermato fino a oggi, e che scarica sul privato un problema di non poco conto. Sono tantissime infatti le persone che attendono da mesi un tampone, come rivelano le tante testimonianze raccolte dai media. Persone entrate in contatto col virus sicuramente, molte sintomatiche, a cui però il Sistema Sanitario non ha dato alcun supporto. Persone che ora probabilmente si vedranno costrette a pagare di tasca propria un test e, successivamente, chiudersi nuovamente in casa per chissà quanto in attesa che arrivi il tampone.

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